L’evento del 29-30 giugno 2024
La frana di Fontana – Bosco – Mondada
La frana di Fontana – Bosco – Mondada ha causato cinque vittime, mobilitando e trascinando a valle 300'000 m3 di materiale dalla valle di Larechia, tra cui il grande masso alto come un palazzo di tre piani e dal volume di ca. 8000 m3, diventato il simbolo della catastrofe. In poche ore la frana ha sconvolto il paesaggio di Fontana – Bosco – Mondada, un territorio plasmato nei secoli, causando danni irreversibili. Oltre alle infrastrutture di pubblica utilità quali gli acquedotti comunali e consortili e la strada carrozzabile, sono andati distrutti diversi elementi del paesaggio culturale tra cui edifici, terrazzamenti, muri a secco e callaie, splüi e prati pensili, cappelle, un mulino, il lavatoio e il ponte del Chiall.

Quantità di precipitazioni delle ultime sei ore - 30 giugno 2024, 00.00 UTC - © Meteoschweiz
L’evento meteorologico
Quella di Fontana – Bosco – Mondata è una delle colate detritiche più grosse del secolo in Ticino. Ma cosa è successo dal punto di vista meteorologico? In particolare sul versante sinistro della Val Bavona e su quello destro della Val Lavizzara, si sono formati dei temporali di forte intensità che hanno continuato a rigenerarsi sulla regione. In sei ore il cielo ha scaricato la pioggia che di solito cade in uno o due mesi. La pioggia ha trovato un suolo già ben impregnato d’acqua, dovuto a una primavera particolarmente bagnata e allo scioglimento delle neve ancora presente in abbondanza in montagna. A un certo punto il terreno non è più riuscito a trattenere l’acqua: è come prendere un secchio d’acqua e versarlo in un colpo solo su una montagnetta di terra. Una parte della terra travolta da quella secchiata, inevitabilmente scorre via trascinata dall’acqua [1]. Inoltre il grande masso staccatosi dall’imbocco della valle Larechia, tratteneva come un tappo il materiale trasportato nel tempo dal riale.
[1] M. Gaia in: Vallemaggia devastata, Armando Dadò Editore
Danni nel resto della Valle Bavona
I danni nel resto della Valle Bavona sono stati tutto sommato limitati. Delle colate detritiche dai riali laterali di piccole e medie dimensioni, hanno portato a valle del materiale nei pressi di Ritorto (Ri di Ritorto - 3'600 m3), Alnedo (Ri di Magnasca - 25'000 m3) ostruendo puntualmente la strada della valle.
Il riale di Ogliè presso Roseto ha depositato 56'000 m3 di materiale, così da rallentare il corso del fiume Bavona e creare un lago che ha raggiunto e sommerso parte di Roseto. Sulla base della carta delle zone di pericolo per il fiume Bavona, che è stata aggiornata dopo l’evento, verranno valutate misure per diminuire in punti specifici i pericoli dovuti all’esondazione della Bavona. Non son invece necessari interventi di ripristino del paesaggio,
Eventi storici
La Valle Bavona non è nuova a eventi simili, il suo paesaggio ne è d’altro canto una testimonianza. I Baloi - i grandi massi - nel corso dei secoli sono stati integrati nel paesaggio rurale, creando splüi - edifici sotto roccia o ricavando sopra di essi piccole superfici coltivate - i prati pensili.
Il nome della terra di Fontana in origine si riferiva a tutta la regione che si estende dalla cappella della Varda all’entrata della Val Bavona fino ad Alnedo e Sabbione. A cavallo tra 1400 e 1500 quest’area fu verosimilmente sconvolta da due eventi devastanti: una piena lungo la val Larechia separò le terre di Fontana da quelle di Mondada e Bosco e una grande frana scese tra Fontana e Alnedo. Ne è testimone l’incisione sul masso presso il Grotto Baloi “GIESV MARIA † 1594 + QVI FV BELA CAMPAGNIA”. Tuttavia la ricerca storica su documenti dell’epoca, che dal 1526 non riportano traccia di una simile catastrofe, escludono che il 1594 inciso sia l’anno dell’evento. L’incisione fa riferimento a una campagna che “fu”. [1]
Risale alla medesima epoca (1534) la valanga di roccia sul versante destro della valle, visibile di fronte a Fontana e Mondada. [2] Nell’Ottocento sono documentati numerosi eventi di alluvione e trasporto di materiale solido di piccola e media entità che ripetutamente danneggiarono il ponte e ostruirono la strada. L’evento più importante prima del 2024 fu l’alluvione del 1927 – di media entità - che distrusse ripari e argini eretti intorno al 1880 e portò a un progetto di premunizione che prevedeva la sistemazione del riparo inferiore parzialmente distrutto e il prolungamento del riparo superiore, lo sgombero e la correzione dell’alveo del riale. [2]

